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Le leggi sull'accessibilità nello scenario internazionale:
1. Dall'idea di società dell'informazione al piano e-Europe

 

La Società dell'Informazione non è un concetto nuovo o così recente come spesso si crede. Se ne parla ormai da un trentennio. La vera novità è rappresentata dalle prime manifestazioni concrete di questa nuova Società; finalmente le idee e i concetti che fino a poco tempo fa vivevano solo negli ambienti accademici e i discorsi lungimiranti dei ricercatori più sensibili e acuti sono alla portata di tutti.

Quando Daniel Bell negli anni '60 parlava della smaterializzazione del lavoro nell'economia postindustriale e sottolineava come la decodifica del sapere avesse preso il sopravvento, diventando l'elemento dominante nella definizione della logica dell'innovazione, stava concettualizzando il futuro, ovvero il presente nel quale ci stiamo muovendo.

L'economia è oggi guidata e dominata dal sapere, dalla conoscenza, dalla ricerca, dall'informazione.

Questi sono gli elementi che caratterizzano la nostra società e le dinamiche economiche in cui operiamo.

L'era della Società dell'Informazione è ufficialmente iniziata nel momento in cui Bell spostò il nucleo dell'economia del lavoro dalla produzione materiale alla produzione del sapere, che sta a monte, individuandola come il fondamento su cui avrebbe poggiato la nuova economia del III millennio.

Per Bell "ogni società è una società dell'informazione e ogni organizzazione è un'organizzazione di informazione (.) L'informazione è necessaria per far funzionare ogni cosa, dalla cellula alla General Motors".

Dagli anni '70 in tutto il mondo inizia a svilupparsi la chiara consapevolezza che qualcosa di importante stava cambiando, che la società stava attraversando una profonda, ma sensibile, trasformazione.

Cosi nel 1975 l'OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), che in quel momento riuniva i 24 Paesi più ricchi del mondo, inaugura l'utilizzo del nuovo termine e avvia delle ricerche per comprendere meglio il fenomeno che stava lentamente emergendo.

Nel 1979 anche il Consiglio dei ministri della Comunità Europea adotta ufficialmente la definizione di Società dell'Informazione in un programma sperimentale quinquennale: il Forecasting and Assessment in the field of Science and Technology (FAST).

Nel 1992 Al Gore, vicepresidente degli Stati Uniti, introduce il concetto delle Information Superhighway con lo scopo di migliorare le infrastrutture tecnologiche del Paese, aiutando contestualmente lo sviluppo economico e creando nuova occupazione qualificata.

I risultati economici, sociali e politici di questa iniziativa americana hanno ulteriormente accresciuto il distacco fra l'Europa e gli Stati Uniti, sempre attenti alle novità e più disponibili ad investire in ricerca e quindi nel valore dell'informazione.

Nel 1999 il 50% degli americani possedeva un computer ed era connesso ad Internet, mentre in Europa questa percentuale si fermava al 20% ed arrivava addirittura al 14% in Italia.

Era necessario fare qualcosa per ridurre questa distanza e per migliorare la situazione sociale ed economica del vecchio continente e fu così che nel 1999 la Commissione Europea, prendendo spunto dalle iniziative statunitensi, iniziò ad elaborare e sviluppare il piano d'Azione eEurope.

Durante il Consiglio di Lisbona del 23-24 marzo 2000, che vide riuniti i capi di Governo degli allora 15 Paesi membri dell'Unione Europea, si decise ufficialmente di investire su Internet e sulle nuove tecnologie per garantire, nei 10 anni di attuazione del piano eEurope, una crescita economica media del 3% annuo, emulando l'esperienza clintoniana che aveva consentito una media di crescita del 4% (con il picco del 1999 pari ad un aumento del PIL del 7.3%), creando nuovi posti di lavoro qualificati basati appunto sulle nuove tecnologie.

Uno dei principi fondamentali del piano d'azione è la lotta all'info-esclusione. Per realizzare concretamente e fattivamente la Società dell'Informazione e poter usufruire dei vantaggi che essa può portare, sia a livello economico sia sociale e politico, è necessario che le informazioni e le tecnologie siano a disposizione di ogni singolo cittadino.

Da qui le strette relazioni e le profonde connessioni con l'Accessibilità, vista come nuova cultura tecnologica in grado di estendere a tutti la partecipazione alla società basata sull'informazione.

L'Accessibilità è il pilastro portante ed indispensabile per la creazione di una Società dell'Informazione info-inclusiva e democratica da cui non è più possibile prescindere.

I 10 punti in cui si articola eEurope 2002 promuovono la formazione non solo dei giovani, ma anche degli anziani, affinché nessuno venga escluso dal nuovo sistema sociale ed economico; sostengono la diffusione dei computer e delle connessioni ad Internet, favorendo la riduzione dei costi; prevedono l'attenzione alla sicurezza informatica, lo sviluppo di servizi sanitari online e di servizi utili ai cittadini nonché l'Accessibilità delle informazioni anche, e soprattutto, ai disabili.

L'obiettivo 2 del piano d'azione consiste nell'investire in risorse umane e in formazione: al punto C dell'obiettivo 2, eEurope 2002 prevede la partecipazione di tutti all'economia basata sulla conoscenza, specificando come sia necessario riservare una particolare attenzione alle persone disabili e alla lotta contro l'info-esclusione.

Nel documento originale approvato dal Consiglio Europeo di Lisbona, viene definita come necessaria l'applicazione degli orientamenti del WAI (Web Accessiblity Initiative) ai siti Web pubblici entro la fine del 2001.

Tutti i 15 Paesi membri avrebbero dovuto allinearsi a tale decisione, ma le lacune pregresse e le differenze culturali hanno permesso solo a poche nazioni, già tradizionalmente avanzate dal punto di vista tecnologico, di rispettare questa scadenza.

Molti Paesi, culturalmente meno preparati ad un così rapido sviluppo tecnologico, non sono riusciti che ad abbozzare ed inquadrare il problema, senza essere stati in grado di operare concretamente e dare una risposta soddisfacente alla questione.

Così, presa visione delle difficoltà nel rispettare l'obiettivo di ottenere siti Web della Pubblica Amministrazione accessibili secondo le date fissate nel piano d'azione originale, la Commissione Europea, con una Comunicazione del 18 aprile 2002, procrastinava questa scadenza al 2004.

Nel frattempo, seppur lentamente, l'Europa si è messa in moto per garantire l'Accessibilità dei servizi pubblici online.

 



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