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Su questo panorama normativo è intervenuta la pubblicazione, nel marzo 2002, dell'ICF (International Classification of Functioning, Disability and Health) da parte dell'OMS, dove si propone una classificazione come standard internazionale per descrivere e misurare salute e disabilità: si tratta di una classificazione degli stati funzionali delle persone. L'atto dell'OMS costituisce una radicale innovazione nell'approccio conoscitivo della disabilità e supera la precedente classificazione
ICDH.
L'idea base è che la disabilità non è una situazione che riguarda singole persone rispetto al gruppo maggioritario di "non disabili" ma riguarda tutte le persone in quanto componenti del gruppo sociale di cui il disabile è una costante o - detto in termini di analisi dei sistemi matematici - è una variabile attesa.
Gli strumenti di accertamento perciò costituiscono un "modulo integrato" bio-psico-sociale che parte pur sempre dall'accertamento delle condizioni di salute delle persone osservate ma valutate, ora, nella loro interazione con i fattori ambientali, nella convinzione che non ci possa essere definizione di disabilità se non attraverso la valutazione del modo di interagire dell'individuo con il contesto ambientale nel quale esso vive.
L'ICF propone tre livelli di osservazione: quello del corpo (come menomazione di funzione o struttura corporea), quello del livello della persona (significativo dell'ampiezza dell'attività e della restrizione alla partecipazione alla vita sociale) ed, infine, quello del livello della società.
L'osservazione su tre livelli consente di individuare gli aspetti positivi e negativi esistenti nelle interazioni tra soggetto disabile e ambiente nel quale vive.
La novità della classificazione è quella di indicare due qualificatori che sono "la capacità" e la "performance" che ci permettono di dire che "la capacità è ciò che la persona fa in un ambiente standard e neutro" mentre "la performance è ciò che la persona fa nell'ambiente in cui vive".
Le Commissioni mediche delle USL applicano le Tabelle DM 5 febbraio 1992 utilizzandole, nelle realtà territoriali più sensibili, per la costruzione di un progetto di interventi globali per la persona disabile; non ci si nasconde che simili attività, pur lodevolissime, sono in primo luogo rare (per una molteplicità di ragioni di natura prevalentemente culturale e socio-economica) e, in secondo luogo, incontrano nel loro operare ostacoli e difficoltà derivanti dalla mediocrità degli strumenti operativi di cui dispongono.
I criteri di accertamento contenuti nelle Tabelle 1992, pur costituendo un aspetto avanzato nel cammino di valorizzazione del recupero del disabile, sono pur sempre e unicamente volte all'individuazione di una realtà tabellare, o di fascia o percentualistica, alla quale sono collegati gli interventi di sostegno di natura economica.
Gli spunti innovativi contenuti nelle Leggi n. 104 e n. 328 sono rimasti in gran parte inattuati proprio per la scarsa capacità di indagine offerta dallo strumento normativo posto a disposizione degli operatori.
L'approvazione dell'ICF anche da parte dello Stato italiano (il nostro paese ha dato un notevole contributo alla formazione del testo dell'ICF tramite una preventiva sperimentazione effettuata in ben 35 centri sparsi sul territorio nazionale) pone l'esigenza, nel momento di una nuova definizione della politica sanitaria in materia di disabilità, di un recepimento concreto ed operativo di quanto proposto dall'OMS. Questa esigenza è resa ancora più reale e stringente dal fatto, appena ricordato, che tutte le norme e gli interventi in materia di disabilità originano da un accertamento compiuto da Commissioni mediche.
Le Commissioni mediche (che, tra l'altro, risultano già integrate, per disposizione della Legge n. 104 del 1992, da operatori sociali ed esperti) hanno bisogno di uno strumento operativo che risulti aggiornato alle indicazioni fornite dall'OMS e che non sia più finalizzato all'individuazione di una percentuale.
Lo strumento da offrire alle Commissioni USL dovrà essere idoneo a descrivere le capacità del disabile nel suo contesto quotidiano in modo da ricostituirgli un progetto di vita.